Le Conferenze sonore.
“L'intonazione aiuta la vibrazione, chiusa nella parte più profonda e remota che è dentro di noi, a risalire alla luce sotto forma di Suono.”
__
__
__
__
__
__
__
__
Errore
  • JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 42

Voce, suono, respiro

La voce è un processo naturale, regolato dall'udito e animato da attività fisiche,psichiche e volitive. Delle molte teorie intorno alla produzione della voce generalmente è accettato che essa sia il prodotto di due forze tra loro antagoniste. Una data dalla colonna d’aria espiratoria diretta dal basso in alto, e l’altra costituita dalle corde vocali vere, che nei loro movimenti di adduzione e di tensione oppongono resistenza alla fuoriuscita della colonna espiratoria. Il prodotto di questo gioco di forze è la messa in vibrazione delle corde vocali, queste ultime sono l’elemento fisiologico che, animato dal dinamismo muscolare, insieme ad altri elementi fisici (corrente aerea d’espirazione, forma e posizione delle cavità di risonanza)dà l’avvio al fenomeno della voce. (dunque nessuna paura emettere un suono è facile e naturale intonarlo sarà anche più piacevole!!!!!!).

Nota sulle corde vocali:
Proprietà – Le corde vocali vere (da distinguersi dalle false corde vocali, altre due ripiegature della mucosa situate al di sopra delle corde vocali vere) sono il corpo elastico vivente che, azionato dall’aria (fiato), con la collaborazione rapida,delicata,quasi impercettibile ma decisa dei vari muscoli collaboratori, produce le vibrazioni primarie, le quali vengono immediatamente ricevute e diffuse dalle cavità di risonanza del corpo umano adibite a tale funzione. Dal concorso di tali elementi nasce il suono vocale – La Voce.

Componenti dell’estrinsecazione del suono vocale:
L’impulso dell’energia aerea che promuove il suono vocale nelle vaie altezze,intensità e timbri (colori), è dato dai centri cerebrali, eccitati dalle emozioni e dalle sensazioni dell’individuo. (Anche il battito cardiaco ha influenza sull’emissione dei suoni vocali).

Organo risonatore: cavità di risonanza:
Le cavità di risonanza sono il torace, la faringe,la bocca e varie altre collocate nella testa, mascellari frontali etc. (per estensione tutto il corpo potrebbe essere una cavità di risonanza). Le cavità sono dei copri dalle pareti elastiche contenenti una massa di aria la quale, vibrando per simpatia, rinforza i suoni della voce. Le diverse, naturali varietà delle forme delle cavità di risonanza determinano la personalità dei timbri in ogni individuo, come la varietà delle forme di pronuncia determina la varietà del dei colori nel discorso parlato e cantato.

Emissione:
Emissione è tutto! È il complesso di fenomeni che precedono, preparano e accompagnano la messa in vibrazione delle corde vocali, mediante la produzione del suono fondamentale laringeo e la sua trasformazione in voce mediante il tubo aggiunto di risonanza. Emissione è tutto!! Dal pensiero informatore, al fiato, alla storia degli stili vocali. Ed è anche la scelta culturale. Perché i suoni “musicali” sono dei suoni prodotti artificialmente, ma prodotti in maniera tale che hanno tutto il carattere dei suoni naturali. Emissione vuole indicare ancora, l’insieme dei movimenti muscolari necessari alla produzione della voce. È noto che un muscolo non lavora mai da solo ma associato ad altri muscoli, formando così un gruppo muscolare, all’azione del quale corrisponde quella simultanea di altri gruppi sinergici e quella opposta di muscoli antagonisti, senza i quali l’esecuzione di un movimento non può essere ottenuta. Ad esempio, nella produzione della voce, che è un atto espiratorio, intervengono anche i muscoli inspiratori, che, con la maggiore o minore tensione regolano quelli espiratori. Il raggiungimento della loro coordinazione presenta particolari difficoltà nell’emissione della voce cantata, in cui i muscoli sono sottoposti ad un lavoro più complesso di quello abituale. Il perfetto equilibrio muscolare è la premessa essenziale di ogni giusta emissione. Naturalmente ci sono altri fattori che influenzano l’emissione vocale, ragioni ambientali, biologiche, di condizione psicologica. Quest’ultimo elemento è di notevole importanza e richiede considerevole attenzione. Ad esempio, il temperamento dell’individuo e la sua concezione estetica che, se come accade non si accordano, crea nell’emissione della voce (specialmente se in funzione del canto) conflitti psicologici). Si osservino anche gli effetti prodotti sullo strumento vocale da squilibri psichici o da carenza di integrazione con se stessi (qui intesa come mancanza di consapevolezza dell’apparato emotivo, corporeo, razionale e fantastico), a tutti è capitato di avvertire alterazioni dettate da cause emotive durante una normale conversazione.
La stessa stretta interdipendenza esistente fra la funzionalità psichica e quella fisiologica si riscontra fra la funzionalità respiratoria e l’atto dell’emissione vocale in sé per sé. Qualsiasi azione degli organi produttori del suono è impossibile senza una corrispondente azione degli organi respiratori.

Come avviene l’emissione:
L’emissione vera e propria ha inizio ad inspirazione completamente ultimata e dovrebbe svolgersi in perfetta armonia di tempo e di intensità con l’espirazione. La colonna d’aria, controllata da un’azione volontaria localizzata in un punto determinato degli organi respiratori, viene “tagliata” dai movimenti di avvicinamento o adduzione delle corde vocali. Nell’istante della produzione della voce le corde vocali, passando dalla posizione normale respiratoria a quella fonatoria e animate dal fiato, variano dunque i loro atteggiamenti mediante movimenti velocissimi. L’altezza della nota emessa è in diretta corrispondenza con la loro velocità: per esempio un la nota con frequenza 440 Hz (hertz) trova corrispondenza con 440 movimenti di avvicinamento e adduzione delle corde vocali in un secondo. La velocità del movimento è a sua volta condizionata dalle variazioni di grandezza delle corde vocali, il loro movimento deve avvenire per mezzo di una pressione d’aria normale, allorché la pressione è eccessiva, provoca una specie di “strozzamento” modificando il carattere fondamentale del suono. Ciò si verifica anche quando le corde vocali vere, a causa d’ostacoli infiammatori o di altra natura, hanno difficoltà a congiungersi.

La laringe:
È l’organo della fonazione, una specie di “scatola” contenente le corde vocali e muscoli collaboratori. Essa è mobile e suscettibile di spostamenti verso l’alto e verso il basso ed anche leggermente avanti e indietro, a seconda dell’altezza del suono, del timbro e dalla natura della vocale emessa. Educando i muscoli a modificare questi tre elementi, si può giungere ad una regolazione dei movimenti dai quali viene condizionata ogni emissione. La funzione della laringe è, a sua volta, in stretta coordinazione con quella degli organi risonatori per via dei quali le vibrazioni fondamentali si rinforzano (producendo armonici complementari) e si trasformano in suono udibile, con valore di portata. Tale processo è favorito dagli organi di risonanza, che sono la cavità faringea, quella orale e quelle facciali ed infine le cavità di risonanza del petto (spazi tracheali, bronchiali e polmonari).

L’attacco del suono:
L’attacco del suono vocale prende l’avvio innanzitutto dall’impulso cerebrale, elemento regolatore, chiave di volta del fenomeno che precede la produzione di quel dato suono. Vocalmente l’attacco del suono può definirsi il problema di produrre, con l’attitudine muscolare adatta, un suono fornito di determinate caratteristiche di altezza, intensità, timbro. Se elasticamente bilanciato, in un perfetto armonico ritmo di pressioni sottoglottiche e pressioni sopraglottiche, l’attacco potenzia la produzione delle vibrazioni e quindi la produzione della voce. L’attacco ha inizio nell’attimo di tensione simultanea di determinati poli di energia (fiato-glottide-faringe), percepibile alla “base” del fiato e all’imbocco del naso-faringe. Un buon attacco è preceduto da una inspirazione lenta, ampia, fatta dal naso, seguita da apnea che è un breve momento di sospensione del fiato, interposto all’atto della concezione dell’immagine mnemonica di una ben determinata sensazione uditiva che stabilisce le alternative e indispensabili fissazioni della laringe.

La respirazione:
La respirazione naturale è la più opportuna, quindi l’ideale dovrebbe essere di eliminare qualsiasi sforzo evidente, adattarsi al suo proprio ritmo fisiologico ed a quello sonoro, che è anch’esso un “respirare”. Comunque, la conoscenza e il rispetto delle leggi naturali sono utili all’igiene stessa dell’organo vocale. Ad esempio, alcune inspirazioni eseguite lentamente sono capaci di rallentare la circolazione ed a restituire all’apparato respiratorio e alla laringe la calma necessaria al buon funzionamento. La respirazione che tende ad emettere suoni organizzati per forza di cose è, anche fisiologicamente, diversa da quella istintiva, volendo fare delle intonazioni per un periodo di tempo più lungo da quello parlato, sorge la necessità di una maggiore riserva di energia motoria, di un maggiore rendimento funzionale sufficiente al lavoro produttivo. Siccome il movimento è più complesso che nel semplice discorso, l’elemento volitivo che, con l’orecchio, è alla base dell’educazione sonora.

Respirazione istintiva e respirazione guidata:
La respirazione istintiva, normale, consta di una inspirazione attiva e di un’espirazione passiva. L’espirazione è più lunga dell’inspirazione. Quando si pratica una respirazione profonda, invece, tutte e due le fasi respiratorie sono attive e richiedono la contrazione di determinati gruppi muscolari. Già la respirazione nel parlare comincia ad avere bisogno di espirazioni di diverso tipo, a seconda della lunghezza o brevità delle frasi, degli accenti, a seconda dei significati e delle varie espressioni del discorso. Durante l’emissione di suoni poi, la respirazione è volontaria e cosciente e per questo si rende necessario educare progressivamente sia la fase inspiratoria che quella espiratoria, potenziando quest’ultima  allo scopo di ottenere gli effetti richiesti. La espirazione diviene dunque produttiva, è sempre più ampia ed assume una varietà sempre maggiore a seconda delle necessità espressive. Queste mutano il ritmo respiratorio, il quale dipende anche dal diverso grado di emozioni di chi emette un suono cantato. Il cuore ed il diaframma, oltre ad essere organi con funzioni vitali, sono anche gli organi più mobili e reattivi ad ogni vibrazione dell’essere umano e ne riflettono le emozioni, influendo sul ritmo respiratorio umano.
Per poter compiere un’adeguata respirazione, almeno i muscoli addominali e quelli del torace debbono essere debitamente educati insieme al diaframma. Il lavoro effettivo dipende da due forze opposte, quelle che producono il movimento della parete toracica, del diaframma e dei polmoni e quelle che ritardano tale movimento, cioè l’elasticità dei tessuti e la resistenza al passaggio dell’aria verso le vie aeree. I muscoli addominali sono la forza istintiva ed è evidente l’importanza di potenziare la parete addominale se si vuole ottenere una valida espirazione. Ma la forza regolatrice la cui dinamica è molto importante per lo studio tecnico della respirazione, è quella del torace, perché è volontaria ed è quella a cui è affidato il compito di frenare quella istintiva. Infatti l’aria necessaria alla fonazione proviene dapprima dall’azione respiratoria del torace, poi subentra a complementare questa azione l’attività respiratoria dell’addome. Questo diverso comportamento dei due tipici sistemi di respirazione sarebbe dovuto al fatto che, iniziando la produzione del suono, il controllo della volontà è più facile sulle regioni toraciche. Dopo entra in gioco l’azione dell’addome inteso a liberare le regioni superiori toraciche da uno sforzo e meglio adattarle a diventare elastiche cavità di risonanza.

Modelli di respirazione:
Distinguiamo tre tipi di respirazione: addominale – costale-diaframmatica – clavicolare (purtroppo molto diffusa e dannosa).
La respirazione si compie in due tempi. Il primo è l’inspirazione che al momento dell’attacco, va fatta preferibilmente per il naso, perché è la più igienica e più profonda, lentamente, saturando i polmoni fino all’apice, ma senza esagerare. Salvo che nelle pause le inspirazioni successive, che servono a rinnovare l’aria, le inspirazioni successive vanno fatte dalla bocca; rapide e leggere senza lasciar cadere il peto, né perdere la posizione iniziale. Si tenga presente che nell’inspirazione il diaframma si abbassa mentre lo stomaco si protende leggermente. Solo quando il diaframma ha preso posizione la costole si dilatano, mentre lo stomaco rientra. Ma per essere totale una inspirazione il diaframma deve contrarsi completamente. La espirazione è il secondo tempo della respirazione, l’espirazione calma è un fenomeno passivo effettuato essenzialmente dal diaframma, nel produzione di suoni deve essere naturalmente attiva, sia essa lunga o breve, va sorvegliata costantemente. La espirazione lunga richiede grandissima cura, perché deve essere compiuta con la continuità graduata della contrazione dei muscoli durante l’emissione, è quella che consente il suono libero, sonoro, equilibrato in ogni sua parte. Se durante l’emissione la pressione respiratoria aumenta o diminuisce improvvisamente o la contrazione dei muscoli è troppo accentuata, l’intonazione del suono diventa difficilmente controllabile. Se la pressione dell’aria  è irregolare, il suono è tremolante. Se, si prende troppo fiato e quindi si immagazzina troppa aria nei polmoni la pressione diviene troppo forte. Se l’espirazione si prolunga oltre i trenta secondi, gli organi generalmente si congestionano. La buona espirazione, dovrebbe essere preparata da una apnea perfetta. L’apnea è quell’attimo di sospensione, di “attenzione aspettante”, che precede qualsiasi attacco concepito come concentrazione e con misura,(in ambito musicale questo atteggiamento è noto ad ogni direttore, bravi musicisti, interpreti). Valersi dell’apnea prima dell’attacco principale, non serve solo alla concentrazione emotiva e mentale, ma anche alla misura dello spazio da affrontare e da colmare, ossia la quantità di energia che occorre per lo slancio dinamico necessario allo sviluppo dell’evento sonoro.
Lo scopo dell’educazione della respirazione è quello di allenare preventivamente i muscoli adibiti al controllo ed alla guida della funzione respiratoria (cintura addominale, diaframma, torace). Rendersi conto dei loro movimenti ed imparare a ridurre volontariamente al minimo le contrazioni, scartando quelle inutili. L’affinamento dei movimenti è il risultato dell’economia e della giusta distribuzione dell’energia.

Login